Dicevano che fosse L’uomo più antipatico e burbero del borgo.
Quando attraversava Largo Tornola, lanciava rapidi sguardi ai pescatori che come lui scendevano al molo, e quasi mai ricambiava i saluti, che, per cortesia o abitudine, gli venivano rivolti. Antonie ‘u scure, lo chiamavano così.
Antonio lo scuro. Sempre perso nei suoi pensieri, taciturno e latentemente iracondo, trascinava se stesso sulla barca ogni mattina e pescava da solo, perchè lui solo si bastava, diceva.
Le signore del borgo antico si chiedevano come mai Donna Elisa se ne fosse innamorata, nel ’45… Non si erano sposati, ma avevano vissuto insieme per qualche anno, prima che una malattia li dividesse, portando lei in cielo e lasciando lui al suo mare.
“Di certo non avrà versato una lacrima per lei, così freddo e insensibile com’è!”, pensavano le signore, mentre preparavano la salsa, annoiate.
Era una bellissima mattina di maggio. Le stelle erano ancora accese, quando Antonio uscì di casa, portando con se solo un fiasco di vino rosso.
Si diresse verso la sua barca ciondolando indifferente tra gli altri pescatori, che seppur assonnati, chiacchieravano del tempo, del pesce e delle donne, di queste ultime, esplodendo in fragorose risate.
Lui non se ne curava, non gli interessava parlare con gli altri, nè avere amici.
Era una persona orribile, e tutti lo sapevano.
Così anche quella mattina arrivò silenzioso fino alla sua barca e fece per sciogliere la cima che la ancorava al molo.
Qualcosa saettò nell’ombra della cabina dietro di lui, facendolo trasalire.
“Che accidenti sarà stato?”, pensò Antonio, stringendo i pugni e avvicinandosi alla porticina.
Sbirciò con prudenza dal piccolo oblò di vetro temperato: La cabina era deserta, nessuno degli attrezzi era stato trafugato.
Si convinse quindi di aver sognato, o perlomeno di aver confuso un riflesso, l’ombra di un gabbiano o qualcos’altro con un intruso.
Aprì la porta, seccato. Odiava spaventarsi per nulla. E odiava sbagliarsi, anche se poco.
Emise un lungo sbuffo di disappunto e trotterellò indifferente verso il timone.
Alla sua destra, nel buio di un angolino, due occhi scintillavano, tremolanti come gelatina in un piatto.
Occhi luminosi, veloci, bassi.
“Un cane???”, pensò Antonio, stupito.
“Cosa ci fa qui dentro un cane?”
Gli occhi si fecero più vicini, e smisero di brillare. Sotto la luce dell’albeggiare, Il pescatore riconobbe la sagoma di una cagna di mezza taglia, color legno, come la sua barca.
I due si scrutarono a lungo, come imbarazzati dalla situazione, poi Antonio, con una certa fatica, parlò.
“Come hai fatto a entrare?”, chiese al cane.
Non c’era collera nella sua voce, solo curiosità. Gli animali sanno quando c’è un pericolo nelle vicinanze, e la cagnetta, a dispetto di quanto avrebbe pensato chiunque, non si sentiva minacciata.
Rispose alla domanda inclinando la testa, e sedendosi sulle zampe posteriori, come chi trovi interessante un’argomento e voglia intavolare una discussione.
Antonio, con sua stessa meraviglia, abbozzò un sorriso.
Si chinò sopra la cagnetta e le carezzò il capo, dolcemente.
Restarono così per un pò, era una cosa strana per entrambi, perchè presi a calci e bastonati, chi dai padroni e chi dalla vita, finalmente potevano sentirsi sereni e al sicuro.
“Beh,” disse Antonio rizzandosi in piedi,”la mia barca è troppo piccola per altri marinai… ma per noi due dovrebbe andare bene, no?”. I cani sorridono. Quando sanno che è il momento giusto, sorridono.
E lei sorrise a quella proposta, carica di gratitudine.
Quella mattina, la barca non lasciò il molo.
Antonio e il resto della sua ciurma, risalirono verso il borgo, silenziosi ma felici.
Incrociarono gli sguardi delle signore lungo la strada, e videro il sole affacciarsi oltre il muraglione e illuminare i tetti.
Arrivati a casa, il pescatore esitò un attimo, con una mano sulla maniglia della porta.
Guardò il cane:
Lo aveva seguito in silenzio, e ora sedeva, con gli occhi nei suoi.
Il profumo dei panni lavati invase il vicolo, insieme ad una brezza fresca e leggera.
“Voglio darti un nome”, disse Antonio, abbassando per un attimo gli occhi.
“Ti piace Elisa?”
I cani sorridono. Quando sanno che è il momento giusto, sorridono.
E lei sorrise, ancora una volta.
Racconto di
Mario Palladino